Dall’ingresso in IMESA come apprendista alla progettazione elettrica, fino alla programmazione dei relè di protezione. Oltre trent’anni di esperienza e una nuova sfida professionale per continuare a crescere, imparare e mettersi in gioco.
Michela: Ciao Pierfrancesco, sei una delle persone che da più tempo lavora in IMESA, come è iniziato il tuo percorso in azienda?
Pierfrancesco: Sono arrivato in IMESA molto giovane, come apprendista, prima di partire per il servizio militare. Una volta terminata la leva sono tornato in azienda e dal 1990 ho iniziato a costruire qui il mio percorso professionale. All’inizio ero di supporto al magazzino e mi occupavo, tra le altre cose, della numerazione dei cavi ausiliari. Erano attività molto diverse da quelle che svolgo oggi, ma è proprio da lì che ho iniziato a conoscere l’azienda, le persone e il modo di lavorare.
Poi è arrivato il passaggio all’ufficio elettrico, che ha segnato una prima svolta nel mio percorso. Ho iniziato occupandomi dei quadri di media tensione secondaria e, successivamente, mi sono avvicinato alla bassa tensione. Da quel momento il mio lavoro ha preso una direzione sempre più tecnica e legata alla progettazione elettrica.
Michela: Hai dedicato gran parte del tuo percorso alla progettazione elettrica: puoi spiegarci meglio di cosa ti sei occupato e quali sono state le tue principali specializzazioni?
Pierfrancesco: Nel corso degli anni mi sono occupato principalmente della progettazione dei quadri elettrici. Come dicevo, sono partito dalla media tensione secondaria e poi mi sono spostato verso la bassa tensione. Ho seguito insieme a Mastri il filone legato a Terna, che è stata un’esperienza importante nel mio percorso. Successivamente mi sono specializzato nei quadri di bassa tensione per il settore industriale e successivamente per quello più specifico dell’Oil&Gas fino ad arrivare a quello ancora più specifico del navale e della Marina Militare.
Oltre ai quadri, mi sono occupato anche della parte relativa agli impianti. È stato un percorso lungo, durante il quale ho avuto modo di conoscere diversi aspetti della progettazione e di costruire una specializzazione che si è sviluppata soprattutto attraverso l’esperienza sul campo.
Michela: Poi nel 2025 hai scelto di dedicarti a una nuova attività. Come è nata questa opportunità?
Pierfrancesco: Dopo circa trent’anni sentivo il bisogno di cambiare, di imparare qualcosa di nuovo e di avvicinarmi maggiormente alla parte pratica del mio lavoro. Ho sempre avuto un carattere dinamico e, negli anni, mi sono reso conto che stare maggiormente a contatto con l’officina e con la parte operativa era qualcosa che mi piaceva. È una dimensione che sento più vicina al mio modo di essere.
Nel 2025 ho avuto la possibilità di occuparmi della programmazione dei relè di protezione e l’azienda mi ha dato fiducia, affidandomi questo nuovo progetto. Ho colto volentieri l’opportunità, perché sentivo il bisogno di confrontarmi con qualcosa di diverso e, allo stesso tempo, di assumermi una nuova responsabilità.
Continuo comunque a rimanere a disposizione dell’ufficio elettrico, mettendo a disposizione l’esperienza che ho maturato negli anni. In questo modo riesco a mettere insieme le due parti: da una parte la progettazione, e l’esperienza acquisita, dall’altra un’attività più pratica e dinamica.
Michela: Essendo un’attività nuova, hai dovuto anche definire un tuo modo di lavorare?
.Pierfrancesco: Sì, perché non c’era una figura che si occupasse di questa attività in maniera strutturata, e quindi non avevo un metodo già definito da seguire. Devo organizzare il lavoro, capire come gestire le diverse attività, e creare progressivamente un mio modus operandi. È un lavoro che sto ancora affinando e che, proprio perché è nuovo, devo in parte reinventare.
Faccio un esempio: anche aspetti più pratici, come la gestione della documentazione o l’archiviazione delle comunicazioni, richiedono un’organizzazione diversa rispetto a prima. Sto cercando di capire quale sia il metodo più efficace e, con l’esperienza, di renderlo sempre più strutturato.
La difficoltà maggiore che ho incontrato finora riguarda soprattutto il reperimento delle informazioni. La documentazione tecnica non è sempre immediatamente disponibile o facile da assimilare in quanto sconfina in argomenti che ho trattato solo marginalmente fino ad ora ma che adesso devo necessariamente approfondire e questo può rendere più complesso il lavoro. In questi casi diventa importante confrontarsi con le persone, fare domande e mettere insieme le competenze che già ci sono in azienda. Anche questo fa parte del percorso che sto facendo.
Michela: In tutti questi anni, cosa hai trovato in IMESA che ti ha fatto rimanere? Oltre alle iniziative di welfare, che sono un aspetto importante della vita aziendale, cosa apprezzi maggiormente?
Pierfrancesco: Sicuramente l’ambiente di lavoro. Mi sono sempre trovato bene e penso che questo sia uno degli aspetti che mi ha portato a rimanere in IMESA così a lungo. In tutti questi anni ho avuto modo di conoscere tante persone e di condividere con loro una parte importante del mio percorso.
Vorrei quindi ringraziare tutti i miei colleghi, sia quelli dell’ufficio elettrico in cui mi ci trovo benissimo perchè sono un gruppo eccezionale ed a volte ci si ritrova anche fuori dall’orario di lavoro per stare insieme e questo è molto ripagante, sia quelli della produzione che sto scoprendo ogni giorno di più in maniera veramente positiva, apprezzando nelle persone che sono maggiormente a contatto ogni singolo aspetto. Mi sento il dovere di ringraziarli in quanto, come dicevo prima, il lavoro dell’ufficio è ben diverso da quello in produzione, e quando trovi qualcuno che ti può insegnare qualcosa lo vedo sempre come un gesto di generosità che va riconosciuto.
Un ringraziamento particolare, oltre a Marco Achilli il nostro AD, va anche a Franciolini, Operation Manager, che mi sta supportando nelle mie scelte e in questa nuova esperienza. Sentire la sua fiducia e il suo sostegno è importante e confortante, soprattutto in un momento in cui sto affrontando un’attività nuova.
Anche il fatto che l’azienda stia investendo sempre di più nel welfare e introducendo iniziative e incentivi, è qualcosa che apprezzo. Tra quelli che utilizzo, sicuramente i buoni pasto sono lo strumento che sfrutto maggiormente e che trovo utili.
Michela: Grazie Pierfrancesco, dopo tanti anni in IMESA, è bello vedere come ci siano ancora nuovi stimoli e nuove sfide da affrontare. Ti auguriamo di continuare questo percorso con lo stesso entusiasmo.
