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MagazinePubblicato il 20/05/2026

Intervista a Fabio – Field Service Engineer

Con oltre 38 anni di esperienza in azienda, Fabio Ferlito rappresenta un esempio concreto di crescita costruita sul campo. Dalla carpenteria al Field Service, il suo percorso racconta l’evoluzione di un mestiere, ma anche di una mentalità: curiosità, spirito di osservazione e capacità di vedere sempre “oltre” il singolo componente.

Michela: Ciao Fabio, oggi sei Field Service Engineer, ma hai un percorso lungo alle spalle. Ci vuoi raccontare quali esperienze ti hanno formato di più e come ti hanno portato fino a qui?

Fabio: Ho iniziato a lavorare da giovanissimo, facendo lavori stagionali mentre studiavo per diventare elettromeccanico. Sono in Imesa da 38 anni, inizialmente sono stato inserito nel reparto carpenteria, ma la formazione negli anni ’80 era molto diversa rispetto a oggi: si faceva un po’ di tutto. Proprio questa esperienza a tutto tondo mi ha permesso poi di costruire un bagaglio completo di competenze.

Mi piace dire che appartengo alla generazione che seguiva l’intero processo: costruivamo il quadro in officina e poi andavamo direttamente dal cliente per installarlo e metterlo in funzione. Seguire ogni fase del progetto mi ha insegnato non solo il lavoro tecnico, ma anche il valore della responsabilità, dell’attenzione ai dettagli e della capacità di adattarsi alle diverse situazioni sul campo.

È stata un’esperienza che mi ha formato profondamente, sia dal punto di vista professionale che umano, e che ancora oggi influenza il mio approccio nel Field Service.

Michela: C’è stato un momento o un progetto che ti ha fatto capire che il mondo del service era quello giusto per te?

Fabio: Sicuramente un progetto importante in ambito navale, che ho seguito per circa tre anni come riferimento Imesa. È stata un’esperienza molto formativa perché mi ha permesso di lavorare in modo continuativo su tutte le fasi del progetto, dal lavoro in officina fino alle attività in sito e al confronto diretto con il cliente.

In quel contesto ho iniziato a capire che potevo dare un contributo più ampio rispetto al solo ruolo tecnico, mettendo a valore la mia esperienza sul campo. È stato anche il momento in cui ho maturato la consapevolezza di essere particolarmente adatto a un ruolo più dinamico come quello del service, dove la capacità di avere una visione d’insieme e di leggere le situazioni nel loro complesso fanno davvero la differenza.

Nel tempo ho sviluppato curiosità verso tutto ciò che mi circonda: non mi sono mai limitato al “mio pezzo”, ma ho sempre cercato di capire anche il funzionamento dell’impianto nel suo insieme. Questo approccio mi ha portato naturalmente verso il service.

Michela: Ma cosa ti ha spinto realmente verso questo cambiamento e cosa ti motivi dopo tanti anni di esperienza?

Fabio: È stata una transizione abbastanza naturale. L’esperienza maturata negli anni e la capacità di avere una visione d’insieme hanno fatto sì che venissi individuato per un ruolo più orientato al service.

Oggi il service è molto strutturato: si lavora tra installazione, commissioning e gestione diretta del cliente. La differenza principale rispetto al passato è proprio questo contatto continuo e la responsabilità nella risoluzione dei problemi sul campo.

Michela: Il tuo lavoro prevede spesso trasferte e periodi lontano da casa: come vivi questo aspetto e quali sono i sacrifici che comporta?

Fabio: Il lavoro sul campo comporta inevitabilmente dei sacrifici, soprattutto legati al tempo trascorso fuori casa e alla gestione dei periodi in trasferta. Nel mio caso, dopo circa tre settimane lontano dagli affetti, inizio a sentirne la mancanza in modo più forte.

Sono aspetti che fanno parte del mestiere, e che si imparano a gestire con il tempo. Li considero sacrifici “fisiologici” del ruolo, ma sempre ben bilanciati dalla soddisfazione professionale che deriva dal riuscire a risolvere situazioni complesse e portare a termine il lavoro nel modo giusto, direttamente sul campo, e a contatto con il cliente.

Michela: Qual è, secondo te, la direzione in cui il Service di Imesa è destinato a evolversi?

Fabio: Uno dei punti di forza oggi è sicuramente la condivisione delle informazioni, che in passato mancava. Questo permette di avere una visione molto più chiara dei progetti e della direzione dell’azienda in generale.

L’introduzione del nuovo sistema ERP, rappresenta un passo significativo nel miglioramento dei processi aziendali.

Per noi del Service questo cambiamento avrà un impatto concreto, perché permetterà di avere una gestione più strutturata e più immediata delle informazioni legate alle attività sul campo. L’obiettivo è quello di ridurre le complessità operative e rendere più fluido il flusso tra ufficio, officina e cantiere.

In passato alcune informazioni erano più frammentate o meno accessibili in tempo reale, mentre oggi si va verso un sistema integrato che consente una visione più completa e aggiornata delle commesse. Questo significa poter lavorare con maggiore chiarezza e rapidità nelle decisioni, soprattutto nelle situazioni in cui è fondamentale intervenire in tempi brevi.

Credo che questo tipo di strumenti non sostituiscano l’esperienza sul campo, che resta centrale, ma la supportino in modo concreto, permettendo di valorizzare ancora di più il lavoro del Service e la capacità di risolvere i problemi direttamente sul cliente.

All’inizio non ne percepivo fino in fondo il valore, oggi invece vedo chiaramente la lungimiranza del percorso. Ho grande fiducia nel nuovo management e nei cambiamenti in corso.

Michela: E se dovessi dare un titolo simbolico a questa fase della tua carriera?

Fabio: “Guardare oltre il quadro”.
Perché il quadro non è solo lamiera: capire l’impianto e la sua finalità è ciò che mi permette di appassionarmi davvero al mio lavoro!

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