Nel mondo industriale, e in particolare nel settore dell’energia e delle utilities, la parola innovazione viene spesso usata in modo eccessivo. Nella maggior parte dei casi viene associata automaticamente a più tecnologia, più funzioni, più componenti e, quasi inevitabilmente, a costi più alti.
Ma siamo sicuri che innovare significhi sempre aggiungere complessità?
Dopo anni di sviluppo prodotto e di confronto quotidiano con clienti, EPC, utility e installatori, sono arrivato a una convinzione molto chiara: la vera innovazione non è quella che aggiunge, ma quella che semplifica.
È questo il principio che guida il nostro modo di progettare in IMESA.
Da dove nasce questa visione
Questa idea non nasce oggi. L’ho imparata alla fine degli anni ’90, quando lavoravo come Product Manager in ABB.
In quegli anni ho visto più volte lo stesso schema: prodotti sempre più sofisticati, nuove funzionalità introdotte una dopo l’altra, costi in costante crescita. Sulla carta tutto sembrava migliorare. Nella realtà, però, rimaneva una domanda fondamentale: tutto questo valore aggiunto serviva davvero al cliente?
È lì che ho capito un principio che considero ancora valido: la migliore innovazione è quella che elimina il superfluo, non quella che lo accumula.
Quando l’innovazione diventa sinonimo di complessità
Nel settore elettrico questo tema è oggi ancora più attuale. Il cambiamento normativo legato ai gas fluorurati ha spinto il mercato ad accelerare verso soluzioni alternative all’SF6, ed è un passaggio corretto e necessario.
Tuttavia, la risposta di molti operatori è stata quella di sostituire una tecnologia con un’altra senza rimettere davvero in discussione la logica del prodotto. In molti casi sono state introdotte soluzioni basate su aria secca in pressione, sistemi sigillati complessi e architetture che replicano approcci del passato con tecnologie nuove.
Il risultato, spesso, è sotto gli occhi di tutti: prodotti più complessi, più costosi, più difficili da gestire e con maggiori incognite sul piano manutentivo e sulla durata nel tempo.
Ed è proprio qui che bisogna fermarsi a riflettere: se la funzione è semplice, ha davvero senso complicare la soluzione?
Il caso del sezionatore: una funzione semplice deve restare semplice
Un esempio concreto è quello del sezionatore, e in particolare del sezionatore sotto carico.
La sua funzione è chiara: aprire e chiudere un circuito, garantire isolamento, operare in sicurezza. Non nasce per gestire logiche di protezione complesse, né per interrompere elevate correnti di corto circuito. Questo è il ruolo dell’interruttore.
Per questo motivo il sezionatore è, per natura, un dispositivo semplice. Ed è proprio da questa semplicità funzionale che dovrebbe partire la progettazione.
Quando invece viene spinto verso soluzioni pressurizzate, sigillate o eccessivamente sofisticate, si crea un paradosso industriale: un componente che dovrebbe essere essenziale e competitivo finisce per assomigliare sempre di più a un interruttore, con costi e complessità che non sono coerenti con la sua funzione.
Progettare partendo dalla funzione, non dalla tecnologia
In IMESA abbiamo scelto un approccio preciso: partire dalla funzione del prodotto, non dal fascino della tecnologia fine a sé stessa.
Un esempio concreto è il lavoro sviluppato sul sezionatore non sotto carico. L’obiettivo non era aggiungere elementi, ma ottenere il massimo risultato in termini di semplicità, integrazione ed efficienza.
Uno degli aspetti chiave del progetto è stato l’ingombro. Abbiamo sviluppato il prodotto con una distanza poli di 230 mm, esattamente come l’interruttore, per consentire una perfetta integrazione nella stessa architettura di quadro.
Può sembrare un dettaglio tecnico, ma il valore industriale è evidente. Questa scelta consente meno varianti, un layout più lineare, una piattaforma più standardizzata, una maggiore efficienza produttiva e una gestione più semplice per progettisti e installatori.
Per me questa è innovazione industriale concreta: quando una scelta progettuale semplifica il lavoro lungo tutta la filiera e genera valore reale.
Innovare non significa complicare
Uno degli errori più diffusi nel nostro settore è confondere innovazione con complessità.
Una tecnologia è davvero innovativa quando riduce il numero di componenti, aumenta l’affidabilità, semplifica la manutenzione, abbassa il costo totale di proprietà ed è comprensibile anche sul campo, da chi quei prodotti li installa, li gestisce e li mantiene operativi.
Non è innovazione, invece, quando si aggiungono livelli tecnologici inutili, si replicano soluzioni esistenti in modo più costoso o si trasferisce la complessità dal problema alla soluzione.
L’innovazione vera non serve a impressionare. Serve a funzionare meglio, con maggiore equilibrio, più efficienza e meno sprechi.
JesAir: innovazione per sottrazione
Con JesAir, in IMESA, abbiamo portato questa filosofia fino alle sue conseguenze più concrete.
L’obiettivo era affrontare il cambiamento normativo e tecnologico senza cadere nella tentazione di complicare il prodotto. Per questo abbiamo scelto una strada chiara: eliminazione dell’SF6, nessuna pressurizzazione non necessaria, architettura leggibile e separazione netta delle funzioni.
Il risultato è un prodotto che rispetta la normativa, mantiene semplicità operativa, riduce la complessità e ottimizza i costi.
In sintesi, un’innovazione costruita per sottrazione, non per addizione.
Quando l’innovazione non crea valore, il mercato rallenta
Quando l’innovazione fa aumentare i costi senza generare un miglioramento proporzionale del valore, il problema non riguarda solo il singolo prodotto. Diventa un tema di sistema.
Gli installatori perdono competitività. Le utility si trovano a pagare di più per ottenere la stessa funzione. L’adozione rallenta. E, nel tempo, cresce la diffidenza verso la tecnologia.
È un rischio concreto, perché porta a un effetto pericoloso: l’innovazione viene percepita come un problema, non come una soluzione.
Per evitarlo, dobbiamo tornare a una logica industriale più chiara: innovare solo dove serve davvero, e farlo in modo da semplificare il lavoro, non da complicarlo.
Il ruolo dei produttori europei nel settore elettrico
Oggi il settore elettrico europeo si trova davanti a sfide decisive: elettrificazione, integrazione delle rinnovabili, sviluppo dei sistemi di accumulo e resilienza delle reti.
Per affrontarle non basta introdurre nuove tecnologie. Serve innovazione industriale vera, capace di rendere le infrastrutture più semplici, più scalabili, più affidabili e più sostenibili economicamente.
Se vogliamo accelerare lo sviluppo della rete, non possiamo permetterci di complicarla proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di renderla più accessibile ed efficiente.
Tornare all’essenza dell’ingegneria
L’ingegneria, nella sua forma più autentica, significa risolvere problemi nel modo più semplice ed efficace possibile.
Non nel modo più sofisticato.
Non nel modo più appariscente.
Non nel modo più carico di tecnologia.
È una lezione che ho imparato oltre trent’anni fa e che continua ancora oggi a guidare il nostro lavoro in IMESA.
Per questo sono convinto che il settore abbia bisogno di un approccio diverso: meno marketing tecnologico, più sostanza industriale; meno complessità, più valore reale.
Perché la vera innovazione è quella che semplifica la vita a chi usa i nostri prodotti, riduce il costo del sistema e contribuisce a rendere l’energia più accessibile e sostenibile.
Marco Achilli
FAQ
Perché semplificare un prodotto industriale può essere una scelta migliore?
Semplificare un prodotto industriale significa ridurre varianti, componenti superflui e complessità inutili. Questo porta vantaggi concreti: maggiore affidabilità, costi più bassi, manutenzione più semplice e migliore integrazione nei processi produttivi e installativi.
Cosa significa davvero innovazione nel settore elettrico?
Nel settore elettrico, innovazione non significa necessariamente aggiungere più tecnologia o più componenti. La vera innovazione è quella che migliora affidabilità, semplicità di utilizzo, manutenzione e costo totale di proprietà.
Qual è il problema di un’innovazione troppo complessa?
Quando l’innovazione aumenta il costo senza creare un valore proporzionale, il mercato rallenta. Installatori, utility e progettisti si trovano a gestire prodotti più costosi e più difficili da mantenere, senza reali benefici funzionali.
Perché il tema dell’SF6 ha cambiato il settore elettrico?
Il superamento dell’SF6 ha spinto il settore a cercare nuove soluzioni tecnologiche per le apparecchiature elettriche. Il punto, però, non è solo sostituire una tecnologia con un’altra, ma farlo senza introdurre complessità non necessarie.
Cosa significa progettare partendo dalla funzione?
Progettare partendo dalla funzione significa sviluppare un prodotto sulla base di ciò che deve realmente fare, evitando di caricarlo di soluzioni tecnologiche non indispensabili. È un approccio che migliora efficienza, chiarezza progettuale e valore industriale.
In che modo la semplificazione crea valore per utility e installatori?
La semplificazione crea valore perché rende i prodotti più facili da integrare, installare, gestire e mantenere. Riduce tempi, costi e margini di errore, migliorando al tempo stesso la competitività lungo tutta la filiera.
