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MagazinePubblicato il16/03/2026

Behaviour Based Safety: l’intervista a Luca Anibaldi sul progetto che migliora la cultura della sicurezza

Negli ultimi anni Imesa ha intrapreso un percorso importante per rafforzare la cultura della sicurezza in azienda attraverso il progetto Behaviour Based Safety (BBS). Avviato nel 2024 e tuttora in evoluzione, il progetto ha coinvolto progressivamente un numero sempre maggiore di collaboratori, contribuendo a diffondere attenzione e consapevolezza sui comportamenti sicuri sul posto di lavoro.

Ne parliamo con Luca Anibaldi, recentemente nominato QHSE Manager, che insieme a Cristiano Chiappa (Health and Facility Manager) ha seguito da vicino lo sviluppo dell’iniziativa.

Michela: Luca, partiamo dall’inizio: cos’è il progetto Behaviour Based Safety e perché è stato introdotto in azienda?

Luca: Il progetto Behaviour Based Safety nasce con l’obiettivo di analizzare e migliorare i comportamenti abituali delle persone durante lo svolgimento della loro attività lavorativa. 
L’idea di fondo è semplice: osservare le attività quotidiane nei diversi reparti per anticipare e prevenire comportamenti non sicuri che come ben sappiamo possono portare ad un infortunio.

Osserviamo i comportamenti tramite dele checklist, appositamente create per la nostra realtà produttiva.

Successivamente forniamo un feedback positivo e costruttivo agli operatori, con l’obiettivo di rafforzare le buone pratiche e promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della sicurezza.

Michela: Come è stato strutturato il progetto nelle sue prime fasi?

Luca: All’inizio, nel 2024, abbiamo individuato un gruppo di “Safety Leader” composto da 10 persone provenienti da reparti diversi con lo scopo di analizzare le nostre attività lavorative e stilare delle checklist specifiche per attività a rischio.

Da qui parte il progetto vero e proprio. I Safety Leader iniziano ad osservare una qualsiasi attività svolta durante il giorno da parte di un collega, compilando l’apposita checklist.

Successivamente l’osservatore fornisce un feedback di rinforzo all’osservato. E’ questa la parte fondamentale del progetto. Ricevere un feedback esterno permetta all’operatore di rendersi conto delle proprie abitudini errate e di evitare il ripetersi delle stesse.

Tengo a precisare che la persona osservata resta anonima. Non si tratta di controllare nessuno ma di prevenire situazioni a rischi garantendo il benessere dei nostri collaboratori.

Una particolarità del progetto è stata la rotazione trimestrale dei partecipanti: ogni tre mesi cambiavano gli osservatori. In questo modo, nel corso dell’anno siamo riusciti a coinvolgere circa 60 persone, ampliando la diffusione della cultura della sicurezza in azienda.

Michela: Quali sono stati i risultati del primo anno di attività?

Luca: I risultati sono stati molto positivi. Nel 2024 abbiamo realizzato oltre 450 checklist di osservazione, uno strumento che ci ha permesso di raccogliere dati concreti sui comportamenti adottati durante le attività lavorative e di individuare in modo puntuale alcune aree di miglioramento. Grazie a questo lavoro di osservazione e confronto diretto con gli operatori, alla fine dell’anno abbiamo registrato un aumento dei comportamenti sicuri del +12%, un risultato significativo che dimostra quanto il coinvolgimento attivo delle persone possa incidere realmente sulla sicurezza quotidiana.

Nel 2025 il progetto è proseguito e si è ulteriormente rafforzato. Abbiamo aumentato il numero delle osservazioni e l’impegno delle persone coinvolte, arrivando a realizzare circa 760 checklist durante l’anno. Questo lavoro più intenso e strutturato ha portato a un ulteriore miglioramento del +2% nei comportamenti sicuri, confermando la validità del percorso intrapreso e la crescita progressiva della cultura della sicurezza in azienda.

Parallelamente abbiamo osservato anche una riduzione degli indici di frequenza degli infortuni, un segnale molto importante perché dimostra che l’attenzione ai comportamenti, alla prevenzione e al confronto continuo tra colleghi può avere un impatto concreto sull’ambiente di lavoro. In generale, possiamo dire che il progetto ha contribuito a rendere la sicurezza un tema sempre più condiviso e partecipato all’interno dell’azienda.

Michela: Nel 2026 si parla di BBS 2.0: cosa dobbiamo aspettarci?

Luca: Nel 2026 stiamo lavorando a un’evoluzione del progetto, che possiamo definire BBS 2.0, con l’obiettivo di consolidare quanto costruito finora e migliorare ulteriormente gli strumenti di osservazione. Continueremo a puntare molto sul coinvolgimento delle persone, perché la partecipazione attiva dei collaboratori è uno degli elementi che ha reso questo percorso così efficace.

Guardando al cammino fatto finora, il bilancio è decisamente positivo. La partecipazione è stata ampia e questo rappresenta probabilmente il risultato più significativo. Grazie al lavoro portato avanti insieme a Cristiano Chiappa e al contributo di tante persone in azienda, abbiamo visto crescere in modo concreto la cultura della sicurezza in Imesa. L’apprezzamento ricevuto per il progetto e l’impegno quotidiano dei colleghi nel rendere l’ambiente di lavoro sempre più sicuro sono per noi una grande soddisfazione.

Michela: In un’azienda come la nostra, dove le attività sono complesse e variegate, diventa chiaro che la sicurezza non nasce solo dalle regole, ma dai comportamenti quotidiani di ciascuno di noi. Sono i piccoli gesti e le buone abitudini, condivisi ogni giorno, a fare davvero la differenza. Grazie Luca!

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